L’ansia d’esame è un’esperienza che accomuna tutti, ma si può imparare a gestirla.

Chi più chi meno, la maggior parte di noi ha provato ansia prima di un esame o conosciuto qualcuno che l’abbia avuta. Poteva essere legata a tutte le situazioni in cui siamo valutati a scuola o all’università, ad una/un particolare prof., oppure all’Esame massimo, quello che segna la conclusione di un ciclo di studi.

Possiamo averla a prescindere dell’età, della cultura o etnia a cui apparteniamo; è luogo indipendente, al sud come al nord, di città in città. Ciò che ci differenzia è come la gestiamo. Alcuni fanno finta che non ci sia, fino al momento in cui devono affrontare l’esame. Altri “sentono l’ansia montare” già nei giorni precedenti, ragion per cui ripassano e rileggono in modo ossessivo, salvo non sentirsi mai pronti; Vi è poi chi la somatizza e chi per non sentirla tende a procrastinare, aspettando il momento di essere pronto.

Tutti sappiamo che, l’ansia è un’emozione naturale. La proviamo quando la nostra mente anticipa un “potenziale pericolo”, sia esso effettivo o meno. E’ un modo per prepararci, anche se talvolta solo al peggio e trovare possibili soluzioni.

Perché proviamo ansia?

Quando i nostri antenati cavernicoli sperimentavano l’ansia, probabilmente avevamo la possibilità d’incontrare davvero qualcosa che minacciasse la loro vita (animali selvaggi, impossibilità a trovare cibo o acqua). L’uomo moderno invece sperimenta ansia anche per cose che “non sono oggettivamente pericolose”: incontrare persone (ansia sociale), sostenere esami, colloqui di lavoro, conferenze (ansia da prestazione); affrontare scelte di vita come comprare casa, cambiare macchina, fare un viaggio o cambiare città. Non è che non ci siano rischi in queste cose, ma l’ansia è l’anticipazione del peggio che potrebbe succedere in quella situazione.
L’amigdala, per semplicità “la parte emotiva del nostro cervello”, si attiva rilevando una minaccia. Che sia reale o meno, generale o solo soggettiva, lo scopo dell’amigdala è quello di attivare il sistema di minaccia e rendere il nostro corpo pronto per scappare, attaccare o freezarsi.

L’ansia d’esame

Nella mia esperienza lavorativa, ho visto molti ragazzi soffrire di ansia d’esame. Talvolta hanno avuto un’educazione oggettivamente esigente, con un genitore critico che ha trasmesso l’idea che conti solo il risultato e che il valore personale dipenda da quel voto. Nella maggior parte dei casi, però, non c’è nulla di tutto questo, ma lo studente si addossa il carico della prestazione, come se il risultato dipendesse unicamente da lui e trascurando il fatto che la votazione non dipenda unicamente dalla preparazione. Altre volte ci sono altre ragioni alla base di questo investimento eccessivo nello studio, ma vanno indagate insieme ad un terapeuta esperto e preparato.
La determinante comune di chi soffre di ansia d’esame è che l’ansia diventi sempre più elevata, a tratti paralizzante, rischiando d’ inficiare il riconoscimento di tutto il lavoro speso nella preparazione.

Come si manifesta l’ansia d’esame?

La sua manifestazione è molto soggettiva: in alcuni i segnali arrivavano dal corpo, con sintomi come mal di testa, disturbi gastro-intestinali, tachicardia o tremore; altri hanno sintomi più di tipo cognitivo come: difficoltà di attenzione, di concentrazione o mente offuscata; altri presentano manifestazioni di tipo comportamentale con irrequietezza e nervosismo. Si può avere anche la combo di tutte e tre le manifestazioni. Per alcuni la sintomatologia può accentuarsi al momento dell’esame, con differenze individuali tra esami scritti e orali.

Terapia Cognitivo Comportamentale dell’ansia d’esame

La terapia cognitivo comportamentale (Cognitive-Behaviour Therapy, CBT) è attualmente considerata a livello internazionale uno dei più affidabili ed efficaci modelli per la comprensione ed il trattamento dei disturbi d’ansia.
La sua efficacia dipende dal fatto che in seduta si apprendono tecniche per modificare i pensieri negativi, gestire le emozioni e modificare i comportamenti che mantengono il problema. Spesso le situazioni che ci generano ansia sono caratterizzate da pensieri negativi, catastrofici, ossessivi e colpevolizzanti. Questi non fanno altro che accrescere le emozioni spiacevoli e attivare sintomi corporei legati allo stato di allarme e minaccia.

In terapia si aiuta a sviluppare un dialogo interno più adeguato e realistico, rilassare il corpo e ridurne l’attivazione. A livello comportamentale si lavora sul modificare tutte quelle azioni messe in atto con l’intento di avere un maggior controllo, ma che poi finiscono per farlo perdere (vedi momenti di vuoto mentale, balbettii e scena muta). Infine, sempre a livello comportamentale, si possono imparare tecniche di memorizzazione e studio, eventualmente anche modificando l’ambiente circostante in modo da ridurre le distrazioni.

Se vuoi ulteriori informazioni, contattami! L’ansia può accompagnarci nella preparazione dell’esame, ma non deve prendere il controllo!

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