Alcune volte ci sentiamo troppo pieni di emozioni, altre volte completamente svuotati. Ma come si fa a descrivere una sensazione in cui qualcosa non c’è?

La sensazione di vuoto

Il vuoto interiore può essere descritto generalmente come la difficoltà a sperimentare le emozioni. Sono i giorni in cui, senza sapere il perché, ci si sente svuotati di ogni emozione o incapaci di provarla. Questa sensazione è più frequente di quanto si pensi. A quasi a tutti, almeno una volta nella vita, è capitato di attraversare un periodo in cui sembra mancare qualcosa.

Alcune persone lo sperimentano dopo un periodo di “troppo pieno”, come se, dopo essersi sentiti sovrastati dalle troppe emozioni, la psiche “pigiasse un tasto da ON ad OFF”, spegnendo tutto e non facendo percepire più niente.
I pazienti lo descrivono come una voragine, un buco nero che non fa percepire più nulla, che da una parte spaventa, ma altre volte da una sensazione di sollievo, soprattutto se prima si è stati molto male emotivamente.
A volte il vuoto compare dopo ripetuti tentativi di risolvere una situazione che però si sono rivelati inutili. Infatti si associa spesso alla percezione di fallimento.

Come conseguenza, alcuni si chiudono, mentre altri cercano compulsivamente di riempire quel vuoto con: il cibo, il sesso, gli acquisti, la compagnia di persone sbagliate etc. Altre volte viene percepita una sensazione di urgenza a dover fare qualcosa, senza però capire esattamente cosa.

Il vuoto interiore e le sue variazioni quotidiane

La percezione di vuoto non è statica, ma può variare nel corso della giornata, riacutizzarsi in alcuni momenti e diventare impercettibile in altri. Per le persone con Disturbo Borderline di Personalità (DBP), il vuoto diventa spesso una caratteristica cronica della loro esistenza.

Secondo un nuovo studio di Leeav Sheena-Peer e colleghi della Bar Ilan University (2025), il vuoto non è una caratteristica esclusiva del DBP, ma, a differenza della forma che assume in altri disturbi, in questa patologia tende a essere più cronico. Ciononostante, come osservano gli autori, “l’elevata prevalenza non implica necessariamente che sia statico nel tempo”, per cui hanno deciso di monitorare la sensazione di vuoto quotidianamente, in modo da poter comprendere meglio queste fluttuazioni.

È importante studiare i sentimenti di vuoto perchè esso è predittivo di comportamenti impulsivi che possono causare danni (gesti anticonservativi e suicidari), ma sono anche un tentativo dell’individuo di colmare il vuoto.
Quest’ultimo non è una caratteristica esclusiva del DBP; In effetti, suggeriscono gli autori, è anche parte integrante del Disturbo Evitante di Personalità (APD). Tuttavia, anziché agire impulsivamente, le persone con APD cercano di reagire ritirandosi dalle situazioni, chiudendosi ancora di più in se stesse e isolandosi.
Talvolta si presenta anche nel Disturbo Narcisistico di Personalità, quando il senso d’insoddisfazione, fallimento e il mancato riconoscimento si amplificano.

Affrontare il vuoto con la Terapia Cognitivo Comportamentale

Come si fa a gestire quel vuoto che si crea dentro di sé? Vediamo come fare, anche perchè sviluppare un modo sano per affrontarlo può condurre la persona a prevenirlo o gestirlo quando lo sperimenta.

La Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) affronta la sensazione di vuoto identificando e modificando pensieri e credenze disfunzionali che contribuiscono a questa esperienza interiore. In particolare, in terapia si aiuta il paziente a riconoscere le distorsioni cognitive, sviluppare una migliore regolazione emotiva e apprendere strategie e abilità per gestire la sofferenza, trovando un nuovo significato nella vita, contrastando la noia e l’insoddisfazione.

Come la TCC aiuta a gestire il senso di vuoto

  • Identificazione di pensieri disfunzionali: le emozioni sono determinate dai pensieri e a loro volta influenzano il comportamento. In terapia si aiuta la persona a riconoscere i pensieri “distorti” (spesso improntati assolutismo e catastrofismo), sostituendoli con pensieri alternativi e più funzionali.
  • Sviluppo di abilità di regolazione emotiva: lo scopo del percorso terapeutico è migliorare la capacità di gestire le emozioni, riducendo la sofferenza.
  • Apprendimento di strategie di problem solving e accettazione: la TCC insegna abilità per raggiungere obiettivi, risolvere i problemi e prendere decisioni.
  • Tecniche di assertività: le emozioni intense possono essere elicitate da difficoltà nel gestire le relazioni sociali, non soddisfacendo i propri bisogni e non riuscendo a mettere limiti sani nel relazionarsi con gli altri.
  • Lavorare sulle cause profonde: la terapia aiuta a comprendere le motivazioni profonde del proprio vuoto, spesso legate a eventi traumatici, deprivazione affettiva o a una crisi esistenziale.

Quando chiedere aiuto

Se la sensazione di vuoto si protrae per settimane o mesi e compromette la qualità della vita, è importante cercare il supporto di un professionista. È importante intervenire precocemente quando i sintomi diventano invalidanti, impediscono lo svolgimento delle normali attività e l’instaurarsi di relazioni soddisfacenti. In questi casi, prima s’interviene e più si evita che questa problematica si cronicizzi.

Approcci specifici:
Dialectical Behavior Therapy (DBT): È una forma di TCC che si dimostra particolarmente utile per chi soffre di disturbo borderline di personalità e del relativo senso di vuoto.

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